Andare in moto ormai è un evento sempre più raro così quando riesco a ritagliarmi un uscita deve essere una giornata di moto con più km possibili perché voglio stare sulla moto il più possibile… stare sulla moto mi aiuta ad allentare le tensioni, a rilassarmi.
Volevo quindi fare però un giro diverso dai soliti possibili quindi ho pensato… < ma si, passiamo lo stretto!> <facciamo finta che sia un viaggio>
Partenza comoda alle 8 , anche se di solito soprattutto se devo fare parecchi km preferisco partire il più presto possibile. Solita carezza alla moto una volta partiti e via diretti per la strada più breve (e veloce) direzione Messina… autopalla và! Ai traghetti trovo già una discreta fila, fortunatamente hanno messo una postazione fast ticket dove trovo solo una persona (inglese guarda caso) così bypasso agevolmente la ressa presente agli sportelli e riesco a sfilare zigzagando auto, camper, camion e pullman già in fila… dopo una buona mezzora di attesa riesco a salire sul traghetto. Incontro altri motociclisti ma non sono nello stato d’animo giusto per dialogare quindi parcheggio la moto saluto e mi defilo dirigendomi al ponte bar dove ordino un caffè… mi siedo ad un tavolo da dove osservo la costa siciliana allontanarsi… penso a tante cose, ai miei problemi, confusamente, senza un filo logico… finisco il caffè e mi appresto a ridiscendere lentamente nel ventre buio della nave in attesa di sbarcare. Appena si apre il portellone vengo investito da un fascio di luce… ok ora si fa sul serio… resetto il cervello e mi proietto fuori, attraverso velocemente Villa S.Giovanni e mi dirigo verso Gambarie… iniziano le curve finalmente.

Il paesaggio si trasforma rapidamente con il salire di quota… boschi… aria frizzantina… i sensi iniziano a eccitarsi.

Arrivo a Gambarie che è mezzogiorno.

Approfitto per mangiare un boccone, salumi e formaggi locali innaffiati da fresca birra (foto non pervenute). Riprendo il mio giro… non ho un itinerario predefinito se non quello di massima che vorrebbe che raggiungessi la costa ionica per percorrere la litoranea fino a raggiungere nuovamente Villa S.G.
Lungo la strada che mi porta verso Delianuova ad un bivio leggo “cippo garibaldi” decido di fare questa piccola deviazione fino a quando ad un certo punto la strada s’interrompe e inizia un sentiero pedonale che conduce fino al mausoleo di garibaldi dove tra l’altro si può ammirare l’albero sul quale, si racconta, si sia appoggiato dopo essere stato ferito… ma siccome non mi va di scendere dalla moto e inerpicarmi per i boschi faccio dietro front… e poi se devo dirla tutta a me garibaldi non ha mai fatto tanta simpatia! Sarà per un’altra volta quindi… magari quando sarò dell’umore giusto.


Riprendo la strada dove percorro parecchi km senza incontrare anima viva… solo boschi, fontane (che in aspromonte sono davvero numerosissime e tutte con dell’ottima acqua fresca) ruscelli e… curve… tante curve, peccato solo che il fondo in alcuni tratti impone una guida attenta in quanto bucato o con presenza di terriccio… spesso proprio nelle curve più buie in mezzo ai boschi… vabbè l’aspromonte è tutto boschi non a caso era uno dei luoghi dove nascondere sequestrati e latitanti ed in tempi passati i famigerati briganti o presunti tali (Giuseppe Musolino noto come U ‘re i l’Asprumunti il più famoso).
La bellezza selvaggia di questi luoghi unitamente ai suoi profumi è inebriante.


Una curiosità: lungo le direttrici più “trafficate” dell’aspromonte non è raro trovare lungo i bordi della carreggiata tutta una serie di venditori ambulanti, parecchi improvvisati con pseudo bancarelle pittoresche dove vendono di tutto… dai frutti dell’orto ai salumi locali, dai formaggi alle conserve… e tanto altro ancora, insomma ce n’è per tutti i gusti.
Continuo per la mia strada con l’intenzione di scendere sulla litoranea passando per Platì incurante di una tabella stradale sgangherata e di fattura molto arrangiata che avvisa che al Km x la strada è interrotta; <vabbè che vuoi che sia!> penso <ho l’adventure, un modo per passare ugualmente lo troverò> .


Percorro una decina di chilometri e già mi rendo conto che sulla strada persiste uno stato di abbandono cronico… sassi, massi e quant’altro sono sparsi sulla carreggiata, ma anche la presenza di quel che resta di cantieri rigorosamente abbandonati e spogliati/saccheggiati di tutto quello che magari ha fatto gola… purtroppo anche questo è il sud.
Ad un certo punto sono costretto a fermarmi… non si passa proprio.

Tornato indietro opto per scendere dal lato di Gerace (piccolo paesino davvero molto bello che merita sicuramente una visita) direzione Locri.

Il tempo di un caffè a Gerace e riprendo la strada, raggiunta la litoranea inizio il ritorno verso casa. Mi godo la calda giornata e la mancanza di traffico. A Brancaleone (nome evocativo!) rifaccio il pieno… dopo aver passato Melito di Porto Salvo leggo l’indicazione stradale per Pentedattilo, quel nome non mi è nuovo… viro e imbocco la stretta stradina che inizia salire, dopo pochi chilometri mi si para davanti uno sperone roccioso che ricorda vagamente il palmo di una mano appunto… Pentedattilo… cinque dita.

Arrivo su e mi trovo davanti un paesino fantasma abbarbicato su un versante scosceso della collina/montagnola… purtroppo (o per fortuna) non si può entrare al suo interno con i mezzi ma solo a piedi decido così di scattare, per questa volta, solo qualche foto da lontano con la promessa di ritornare con più calma concedendomi una visita più approfondita perché merita sicuramente.


Riprendo la litoranea e questa volta non farò più fermate fino a Villa S.G. dove, al contrario dell’andata, riesco ad imbarcarmi quasi immediatamente così come la partenza del traghetto.
Sbarcato a Messina riprendo la via di casa ripercorrendo la solita autopalla e malgrado non sia partito prestissimo la mattina riesco ad essere a casa proprio sull’imbrunire e in tempo per la cena con il resto della famiglia… che dire… sono soddisfatto della giornata appena trascorsa… tanti i Km percorsi (624 per l'esattezza) e ho il fondo schiena indolenzito malgrado la sella TT alta… ma credo che dopo tante ore sulla sella e senza l’abitudine a farle con, oltretutto, la forma fisica di un ottantenne acciaccato credo sia normale.

